lunedì 24 giugno 2013

ANDRES DIAMOND, SPERIMENTAZIONE NO LIMITS



Si definisce “wii, Ipad, Dvj & music production addicted”, conduce Occupy Deejay su Deejay Tv, ha appena iniziato un progetto sotto pseudonimo, producendo una traccia techno che sta per uscire sulla tedesca Rotraum Music e un'altra  suonata recentemente, durante un open air festival a Milano (https://soundcloud.com/the_rejected) . 
Pensate che Andres Diamond sia tutto qui? Decisamente no. E lo racconta a Five O’Clock con la spensieratezza che può capitare di cogliere seguendo il canale 9 del digitale terrestre o partecipando ad una sua performance live.

- Ciao Andres! Quando, come e perchè nasci dj e produttore?

“Era il 2000 quando ho cominciato a mettere i primi dischi alle feste di amici e in qualche locale della mia città, Monza. In quegli anni la professione non era ancora cosi diffusa, e se decidevi di incominciare, riuscivi ad avere qualche opportunità anche solo proponendoti di persona ai gestori e organizzatori...
La cosa che mi manca di più sono le ore spese nei negozi di dischi, il momento dedicato alla ricerca musicale. Ancora oggi però se posso vado negli store a fare ricerca.”

- Leggo che sei pluricampione italiano di Wrestling e mago delle diavolerie tecnologiche, il primo dj italiano ad utilizzare tecnologia wireless nei tuoi spettacolari set. Mixi i video a tempo in mezzo al pubblico utilizzando il Wiimote (il controller della Nintendo Wii) oltre che apparati tipo Playstation3, iPad e controller di ogni genere. Come nascono tutte queste sfaccettature? Ti definisci uno che sperimenta?

“Eheheh si decisamente. Nel 2008 mi è venuta l'idea di provare a collegare il Wiimote al Mac, con il quale suonavo. Ho detto "se funziona con il bluetooth, e il mio Mac ha il bluetooth, dovrebbe andare!”. Non è stato semplice come pensavo, ma dopo qualche tentativo sono riuscito a far quadrare il tutto, e avere un dispositivo senza fili (Il primo) da poter usare a mio piacimento, e con il quale incuriosire la folla.
Successivamente ho preso quasi subito l' Ipad, conscio del fatto che avrebbe permesso di fare tutto ciò che un controller midi potrebbe fare, ma senza fili! Quindi spostarsi, girarsi di spalle alla pista e creare un impatto visivo notevole, sono diventate cose all'ordine del giorno nei miei set. In ultimo è arrivato il controller della Playstation 3, che non è mio, anzi devo ancora restituire all'amico che me l'ha prestato per qualche giorno”

- Deduco che i tuoi set non siano mai banali. Come li prepari? E a questo punto ti chiedo: quali ritieni sia la strumentazione migliore per suonare: vinili o new technologies? 

“Ho l'onore/onere di trovarmi in situazioni sempre diverse tra loro, quindi il set è molto in funzione del pubblico che ho davanti, sia in termini di gusto, che in termini di età anagrafica. In generale sto molto attento a creare pause durante il mio set...è una cosa che fa la differenza, e spesso i neofiti (e gli scarsi) non fanno, pestando sempre il più possibile, per tutta la durata del set. Mi diverto molto a suonare con i Technics, sono lo standard da più di 30 anni, e ci vuole una conoscenza approfondita dei dischi che stai mettendo per riuscire a mixarli bene tenendo conto di intro, pause e ripartenze. Quando li uso, cioè dove so che posso mettere la musica che piace a me, preparo la borsa qualche ora prima, come fossi in un negozio di dischi: li prendo dalla mia libreria (che ho catalogato per genere e ordine alfabetico come solo Ned Flanders saprebbe fare) e la scelta è molto serrata, perchè non voglio portarne più di una settantina, per motivi logistici. L'ultimo set in vinile è stato uno sfizio personale: ho rispolverato i vecchi dischi di Scooter, Tiesto, Picotto per una serata al Magnolia, e la folla era letteralmente in delirio. Ho caricato il video del set integrale su Dailymotion (http://www.dailymotion.com/video/x110jcc_zarro-party-full-vinyl-set-video-magnolia-16-06-2013_music).
Le new technologies le lascio nel resto delle occasioni, cioè quando ho un set di un ora o meno, oppure quando non so che pubblico mi troverò davanti. In quei casi serve avere tutta la libreria a disposizione, non preparo nulla, mi affido al fiuto e alla scena che fanno i controller wireless!”



- Molti tuoi colleghi criticano la carenza di vera cultura da club del Belpaese. Ma tra Italia ed Estero esistono davvero differenze?

“E hanno ragione. L'Italia è indietro innanzitutto dal punto di vista legislativo (orari di chiusura, limiti di volume, vicinato...) e poi dal punto di vista tecnico (sound system). Questo fa sì che non ci si appassioni a generi che richiedono un impianto di un certo tipo per goderne, ad esempio la techno, e che quindi la scelta dei proprietari dei locali e degli aspiranti DJ vada sempre verso il gradimento generalista. Una nota negativa sono sicuramente i tamarri maleducati che richiamano certi generi (tra cui annovero anche la dance da classifica), una vera bomba a orologeria in grado di rovinare in un minuto una serata sino a quel momento perfetta. Grazie al cielo ci sono delle piccole oasi dove rifugiarsi! Cercatele e non mollatele più! ”

- Quali situazioni ti hanno colpito di più e perchè durante le tue serate?

“Apprezzo molto la serata Q|lab che propone musica D.O.C. in un ambiente totalmente rilassato, o Fashion Clubbers, che è appunto l' idea di riunire la gente giusta appassionata di musica da club Ibizenca/Berlinese. In generale mi piacciono i posti piccoli (tra questi il 65mq di Milano), quasi sempre la scelta musicale ti sorprende di più che in mega-venues, dove entrano in gioco troppi fattori oltre alla musica.”

- Sei anche Vj a radio DeeJay. Che esperienza è la tv per un dj?

“Nel mio caso, il massimo! Conduco "Occupy Deejay" che è un programma in diretta dalle 15.30 alle 17.00, nel quale proponiamo artisti, musicisti, creativi, non necessariamente famosi, ma solo in base alla qualità di quello che fanno. Diciamo che siamo quasi un programma di nicchia, che è cosa rara oggigiorno. Il venerdi mi sono anche ritagliato uno spazio dedicato al Club, "Occupy The Dancefloor" nel quale ho ospitato dei TOP DJs, i veri TOP DJs, che spaccano più all'estero che da noi, o che fanno delle cose sperimentali, sacrificando la loro fama per inseguire quello in cui credono. Benny Benassi, Congorock, Gigi Barocco, Marco Lys, Uto Karem, Riva Starr, Federico Scavo, Spiller, Scuola Furano, Benjamin Diamond, Daddy's Groove, Pink Is Punk, Reset!, Arottenbit, The Buildzer & Adriana Hamilton, Tommaso Marasma, Pinknoise Kollective, Doctors In Florence. Se siete curiosi le potete vedere sul mio canale youtube!”

Qual è tra quelle prodotte da te, la tua traccia preferita e perchè?

“Sono molto affezionato a SWOCERA, che è l'ultima uscita in ordine temporale, perchè è una traccia molto dritta, che ho suonato quasi in tutti i miei set, e ha ricevuto anche un buon supporto nella scena electro. O anche "The Man I Love The Most" che è stata passata tantissimo da tutti i network dance oriented, e mi ha fatto conoscere al di fuori di Milano (musicalmente parlando).”




- L'artista internazionale e quello italiano che apprezzi di più in questo momento ?

“Internazionale Eric Prydz: ho tutti i suoi dischi appesi in salotto, secondo me è l' unico che abbia uno stile raffinato e pestone al tempo stesso, e ha guadagnato il rispetto sia del grande pubblico, che di quello underground. Italiano Marco Lys: non riesco a non suonare almeno una sua traccia in ogni set. Ha uno stile unico e un uso della ritmica impareggiabile! Non a caso è uno degli ospiti della serata di Axwell e Ingrosso all' Ushuaia di Ibiza "Departures", e nonostante la sua fama una persona veramente umile!”

- La traccia che se potessi,suoneresti in ogni dj set?

Christian Smith & John Selway - Total Departure (Drumcode)". E' un disco che metterei sempre, ma a volte la situazione è più tranquilla, o sto facendo un opening act...in quel caso non posso proprio, è un floorkiller!”

- Essere un dj ...cosa significa per te, quali emozioni ti fornisce?

“L'emozione è grande, specialmente quando vedi una pista scatenarsi con una tua produzione. Essere DJ per me significa avere due ore durante le quali stregare la folla, proporre cose nuove, e fare sempre la scelta meno scontata possibile. E' lì la differenza tra il Pro e il Rookie.”







martedì 7 maggio 2013

LORENZO SILVANO, TECHNO IN TIME CODE



Giovanissmo (classe 1992), Lorenzo Silvano si racconta a Five O’Clock. Con la voglia tipica di chi, grazie alla musica, prova e vuol far provare un’energia pazzesca. 

- Ciao Lorenzo, cominciamo con gli inizi. A 15 anni scopri l'amore per la musica ed i vinili. Come è scattata la scintilla?

“Avevo 15 anni, andavo per i 16 ormai, ed era il periodo in cui iniziai ad andare a ballare nelle discoteche dove facevano musica di tendenza. Il tempo di fare un pò di esperienza nell'ambiente e subito capii che dovevo comprare dei dischi e una consolle, volevo imparare anche io. Ricordo che il primo disco che comprai, lo comprai dal Mastelloni a Firenze, era un disco di Athos.”

- Quale genere e quale dj/producer ti ha influenzato maggiormente nei tuoi inizi?

“Senza dubbio il genere a cui mi sono fin da subito avvicinato è la Techno. Per quanto riguarda l'artista, rimango in Italia e rimango in zona mia.. Thomas T. oltre che ad essere un mio carissimo amico è stato quello che mi ha dato i primi consigli fondamentali e mi ha avvicinato al mondo delle produzioni, trascorrendo le giornate nel suo studio.”

- Oggi la tecnologia ha fatto dei mostruosi passi in avanti. Come gestisci le tue attrezzature per suonare e produrre?

“Per quanto riguarda il Djing, diciamo che sono sempre rimasto fedele all'idea del vecchio vinile, anche se col passar del tempo e con il grosso avvento del digitale, poter suonare proprie tracce ancora non uscite e promo di artisti e dj amici, per me Traktor è diventato indispensabile. Apro e chiudo una parentesi: odio il termine Sync, quindi utilizzo Traktor solo tramite il Time Code, cioè il controllo delle tracce tramite i vinili. Per quanto riguarda la produzione, le mie idee vengono buttate giù in casa o in un qualsiasi altro posto mi trovi, basta che abbia il mio ableton disponibile. La finalizzazione ed il missaggio vengono effettuati in uno studio professionale.”

- Ad un certo punto diventi resident del Club 999. Quali sono gli aspetti positivi della residenza?

“La residenza è una cosa importantissima e non è assolutamente da sottovalutare. Richiede una grossa preparazione a seconda dell'ospite che seguirà alla mia performance. Essere resident ti permette di sperimentare sonorità particolari in serate particolari affiancando dj stranieri e italiani di tendenza, che ogni weekend sono nei migliori Club mondiali. Ringrazio Max Innocenti, owner del Club 999 di Prato, per aver creduto in me e avermi dato questa grossa opportunità.”

- Quali progetti musicali hai in programma in questo momento e nell'immediato futuro? Con che artisti collaborerai e su quali etichette uscirai?

“A Giugno uscirò su Escapism Musique, label di Mindhacker, con un Ep Tech-House. Ep che in precedenza è stato remixato da Emanuel Satie e Maximiljan, in un Various Artist in vinile uscito questo mese. In questo periodo, sto lavorando molto in studio e spero presto di potervi aggiornare sulle mie nuove release.”

- Cosa ne pensi del movimento in Italia? A livello di locali, organizzazioni, eventi stile festival , come stiamo messi? Rispetto all'estero esistono delle differenze sostanziali?

“L'Italia purtroppo è molto indietro rispetto al resto del mondo! I club Italiani vivono quasi totalmente di Ospiti Stranieri da strapagare e danno pochissimo spazio agli emergenti.  Non per niente i Top Dj's quando vengono in Italia guadagnano 10 volte quello che prendono altrove e questo dovrebbe farci riflettere. Sono pochissimi i Club che non sono schiavi dei Guest, per questo mi sento molto fortunato di far parte di un progetto chiamato Club999.”

- Qual è tra quelle prodotte da te, la tua traccia preferita e perchè?

“Una traccia alla quale sono particolarmente legato è "Never Ended Music" uscita sulla label Mas Experience del mio amico Mario Più. La traccia faceva parte del mio primo Ep mai realizzato e ogni volta che la suono per me è un momento particolare.”




- L'artista internazionale e quello italiano che apprezzi di più in questo momento ?

“Come artista straniero al momento, Jeff Mills per me è il top. Spiegarvi il perchè diventerebbe scontato. Per quanto riguarda invece l'Italia nell'anno che corre, non serve andare molto lontano ma basta rimanere in casa: Ruben Mandolini oltre che un grande amico è per me un esempio. Il suo percorso l'ho vissuto in prima persona. Adesso le sue produzioni escono adesso su Top label come Defected, Snatch!, Suara ecc.. e sul piano umano, dato che è una persona umile, mi è sempre stato accanto apprezzando, consigliando e correggendo il mio percorso.”

- La traccia che se potessi,suoneresti in ogni dj set?

Kaltes Klares Wasser dei Chicks On Speed”

- Essere un dj ...cosa significa per te, quali emozioni ti fornisce?

 “Credo che la sinergia che si crea tra esseri umani e musica, sia una delle meraviglie della vita. Quando suono, entro in contatto con la gente. Quando l'ascolto mi sento bene. Quando la faccio mi sento libero.”







giovedì 28 febbraio 2013

LOW DISTRICT, NUDISCO AL QUADRATO



Passa ancora una volta dalla Toscana, territorio fertilissimo in quanto a produttori e dj del panorama house nostrano, il viaggio di Five O’Clock alla scoperta di nuovi talenti che con la loro musica e le loro sonorità hanno tanto da raccontare. Questa volta, i protagonisti si chiamano Low District. 

- Partiamo dal 2011, quando siete nati artisticamente. Come vi siete incontrati, perche avete deciso di creare un duo, quali background avevate alle spalle, quali sono state le difficoltà di gestire un duo?

“I Low District sono Riccardo Setti e Marco La Porta, due dj grossetani che accomunati dalle stesse influenze musicali decidono di intraprendere un percorso artistico insieme sia in studio che in consolle. La nostra collaborazione è frutto di esperienze diverse vissute nei locali, con i promoter e i dj della toscana. Nel 2011 il nostro rapporto di amicizia ci porta a concretizzare le nostre comuni vedute sul mondo della musica elettronica nel duo che oggi siamo. Mossi principalmente dalla voglia di uscire dalla monotonia della piccola cittadina ci siamo avviati verso le prime produzioni cercando di puntare piano piano sempre più in alto. Inizialmente il difficile è stato unire i nostri percorsi fino ad allora diversi e, adattarsi alle sfaccettature caratteriali dell’altro.”

- Le vostre influenze musicali sono cambiate negli anni? Oggi rispetto a ieri quale sound e quali artisti vi influenzano maggiormente?

“Da sempre affascinati dalla musica elettronica in generale, crescendo siamo entrambi entrati a contatto in tempi diversi con l’house music. Il percorso che ci ha portato a delineare il nostro stile è stato lungo, passando dai dischi storici dell’house music per la deep house strumentale fino alla deep più “cattiva” di oggi. Determinante è stato un viaggio a Londra dove siamo entrati in contatto con la realtà underground che presto avrebbe cambiato il sound dei club anche italiani. Affascinati da questo nuovo mood ci indirizziamo verso nuove sonorità senza però abbandonare quello che ci è sempre piaciuto in passato. Pensiamo comunque che il bello della musica sia il suo continuo rinnovamento: di esempio può essere la corrente “nudisco” che sta sempre più prendendo piede nelle label e nei club.”

- Siete toscani ed avete avuto modo di esibirvi anche al Frau. Ma quali locali vi hanno visto protagonisti e dove vi siete divertiti maggiormente?

“Si le nostre esperienze al Frau sono state memorabili: suonare in quella main room da una grande energia e soddisfazione, gente calda e buona musica ci hanno fatto sentire in un vero club. Di tutt’altro genere musicale sono state invece le serate al The One di Roma, in cui abbiamo proposto un set classic house accompagnati da musicisti live. Poi tra le serate che ci hanno gratificato di più indichiamo senz’altro quella al King’s con Kenny Carpenter, in cui abbiamo avuto l’onore di condividere la consolle con un big della musica mondiale e quella del “Circo Nero on the water” al Baluba di Follonica in cui presidiavamo il Lounge Priveè insieme al grande Ricky Birickyno.”



- Avete partecipato anche ad un festival. Come è stato suonare davanti a migliaia di persone?

“L’estate passata siamo stati invitati al Park Fiction, un festival musicale all’Argentario. È stato magnifico avere davanti più di tremila persone e vederle divertirsi per quello che facevamo. Il parco, l’aria aperta e un grande impianto hanno fatto il resto.”



- Quali progetti musicali avete in programma in questo momento e nell'immediato futuro? Con che artisti collaborerete e su quali etichette uscirete?

“In questo mese siamo usciti su Area94 (di Federico Scavo) con un nostro ep “Keep Jumping”, molto funky e nudisco. Nel prossimo futuro abbiamo in programma molti progetti interessanti che usciranno su label di tutto rispetto. Alcuni di questi sono: una release deep house su Cult Note del mitico Walterino, un ep sulla label di Mario Più (Fahrenheit Records ), un interessante various su Midnight Social Records (di Carlo Gambino ) e ovviamente altre uscite sull’etichette che per prime hanno creduto in noi come Reground e Gospell.”

- Oggi produrre musica, per un dj, serve ancora ? 

“Secondo noi è molto importante per essere un dj completo e per far sapere al mondo quello che fai, senza dimenticare la visibilità che ne deriva (raggiunti certi livelli). Ma in primo luogo pensiamo che produrre sia una cosa fortemente legata alla passione che si ha dentro, ti permette di imprimere per sempre quello che sei e quello che ti piace fare. In sostanza ci sentiamo di dire che iniziare a produrre vuol dire aspirare a qualcosa in più artisticamente parlando, il riconoscimento deve essere solo un secondo obiettivo.”

- Qual è tra quelle prodotte da voi, la vostra traccia preferita e perchè?

“Scegliamo “Pepperoni Juice” (Area94 Rec.) perché è stata la prima traccia con influenze nudisco che abbiamo fatto e ci riteniamo particolarmente soddisfatti. Abbiamo avuto modo di provarla con una dancefloor e il risultato è stato più che appagante. Vedere saltare le persone sul ritmo di un proprio pezzo ti da lo stimolo per continuare a fare quello che fai.”

- La traccia che se poteste, suonereste in ogni dj set?

“La traccia a cui ci siamo affezionati di più nel 2012 è stata “Pele & Shawnecy – Back to army.” Puro passo, pura marcia, pura energia pur essendo così semplice…”

- Essere un dj ...cosa significa per voi, quali emozioni vi fornisce?

“ Inutile dire che suonare per noi rappresenta una forma d’arte a tutti gli effetti, che ci permette di proporre a chi ci ascolta le nostre idee e ci permette anche di ascoltare quello che fanno gli altri dall’altra parte del Mondo. Perché il bello è proprio la condivisione delle proprie esperienze, idee e risultati, la musica noi la concepiamo come un mondo di interazione in cui non si finisce mai di scoprire e imparare cose nuove, da soli e dagli altri.”








mercoledì 9 gennaio 2013

FABIO NEURAL, IL "GURU" DELLA RESIDENZA


Un bagaglio cultural – musicale riempito anche ma (non solo) con significative esperienze all’estero ed un consolidamento odierno dietro le console di alcuni dei più prestigiosi club italiani. Si sviluppa così il percorso musicale di Fabio Rossi,  resident del Tini’ Soundgarden dall'estate del 2009 e nell’ambiente conosciuto come Fabio Neural.

-Ciao Fabio! Come, quando e perchè è iniziata la tua carriera da dj? Neural.. perche l'hai scelto come nome d'arte?

“L’interesse per la musica elettronica e’ iniziato molto presto, sin dall’eta’ di 13 anni quando ascoltavo i nastri registrati delle serate di quel periodo. Ma il momento in cui decisi di intraprendere questa passione come lavoro e’ stato nel 2005, quando dopo un allontanamento di 3 anni dalla scena musicale per un’esperienza lavorativa all’estero, mi resi conto che nn potevo  farne a meno. Neural era il nome del gruppo di pubbliche relazioni del Jaiss a cui appartenevo, decisi cosi’ di tenerlo, visto che comunque rappresentava il mio primo scalino nel mondo dell’elettronica.”

- Anversa, Barcellona, Tenerife, la WMC, Ibiza...tutti luoghi che hai frequentato. All'estero è davvero un'altra cosa il clubbing? Cosa ne pensi del movimento in Italia? 

“Penso che il movimento italiano sia in crisi per molti fattori. Primo fra tutti la poca cultura musicale dei clubbers che spesso vanno alle serate senza conoscere lo stile musicale del guest, ma solo perche’ e’ sulla bocca di tutti, per poi lamentarsi del fatto che non e’ stato di loro gradimento. Altro problema e’ stato abituare le persone a spostarsi solamente con i top artist, all’estero la gente frequenta i locali indipendentemente da cio’, ne preferisce uno agli altri a seconda del vibe o del gusto del cub, ma il guest e’ solamente un regalo in piu’, proprio come era in Italia molti anni fa, dove il resident aveva molta piu’ importanza. Altro fattore e’ stato l’abbassarsi del target medio di eta’, la maggior parte del pubblico sono ragazzi che dipendono economicamente dai genitori, che non si possono permettere di sostenere ogni settimana le spese per frequentare i locali.”

-Nel 2010 esce la tua traccia “Guru”. Si può definire una svolta?

“Piu’ che una svolta e’ stata sicuramente una soddisfazione che, dopo svariati tentativi di uscire su una label di rilievo, mi ha dato la consapevolezza delle mie capacita’ e nuovi stimoli per continuare con questo cammino.”

- Rientrato in Italia hai avuto alcune esperienze come resident. Dove in particolare e quali diresti siano i vantaggi dell'essere un resident?

“L’essere resident e’ un vantaggio al momento di esserlo in un club di rilievo. Io sono resident al Tini’ Soundgarden dalla stagione estiva 2009, siamo partiti da zero e nel giro di 4 anni siamo riusciti a portarlo sulla bocca di tutta Italia. A questo punto i vantaggi sono molti, primo fra tutti il fatto che il tuo nome di artista inizia a circolare tra i clubbers. Ti permette di conoscere direttamente promoter nazionali e non e di entrare in contatto con gli artisti stranieri, cosa che facilita non di poco la consegna di demos per le loro labels. Ma e’ anche importante per avere una base solida dove coltivare i propri supporters.”





- Se ti dico "Sven Vath in the park"... cosa ti viene in mente?

“Beh…sicuramente uno degli eventi piu’ importanti a livello italiano. Siamo ormai giunti con l’estate scorsa al quarto appuntamento ed ho sempre avuto il piacere di farne parte in tutte le edizioni. A parte il primo round svoltosi in Cannicia ha preso ormai casa al Tini’ Soundgarden ed e’ sicuramente stato il primo fattore che ci ha permesso di farci conoscere in tutta Italia. Con l’edizione del 2011 abbiamo superato le 4000 presenze con affluenze dalla Sicilia, Puglia, Piemonte, Lombardia, Campania fino a Germania ed Inghilterra! Uno dei pochi eventi dove e’ possibile ascoltare tutte le sfaccettature musicali di Sven Vath nelle sue 10 ore di set.”

  - Oggi produrre musica, per un dj, serve ancora ? Perchè?

“Direi che e’ indispensabile se si hanno ambizioni a scalare i gradini della scena musicale. Una volta il produttore si dedicava esclusivamente a quella cosa perche’ il mercato glielo permetteva, adesso non si fa musica per un riscontro economico, ma in gran parte per avere un bel biglietto da visita e per farsi conoscere a livello mondiale.”

- Il tuo rapporto con le nuove tecnologie:  come preferisci suonare e cosa pensi di chi usa il computer?

“Innanzitutto credo che ogni artista debba essere libero di esprimersi nella maniera in cui preferisce, e’ importante il risultato che ha sul dancefloor e non il modo in cui lo ottiene. Io utilizzo ormai da anni il traktor con i vinili, perche’ mi permette allo stesso tempo di avere il tatto dell’analogico e di sperimentare con l’utilizzo di loop ed effetti.”

- L'artista internazionale e quello italiano che apprezzi di più in questo momento ?

“Apprezzo sicuramente quello che e’ riuscito a fare Richie Hawtin con il concept ‘ENTER’, molti lo davano per perso dopo la fine del ciclone Minimal, ma ha dimostrato di essere uno dei migliori al mondo. Loco Dice invece credo sia quello che si avvicina di piu’ alla mia maniera di interpretare un dj set. Per quanto riguarda casa nostra, la mia scelta ricade su Leon, oltre ad una grande amicizia che ci lega e’ sicuramente un grande producer e una ottima persona.”

- Il locale in cui hai suonato che ti ha emozionato maggiormente ?

“Questa e’ una bella domanda e non credo che potro’ rispondere con una sola scelta e per diversi motivi. Sicuramente il Tini’ quando ho avuto la possibilita’ di suonare a fianco di Carl Cox e Richie Hawtin. Il Reflex (Ex Insomnia) per la serata della chiusura definitiva di uno dei locali che hanno fatto la storia d’Italia e il Tenax uno dei top club attuali.”




- La traccia che se potessi, suoneresti in ogni dj set?

“Senza ombra di dubbio ‘Dj Rolando – Jaguar’”

- Essere un dj ...cosa significa per te, quali emozioni vi fornisce?

“Le emozioni che provo quando salgo in consolle sono spesso impossibili da spiegare. E’ come se ogni volta un’ondata di calore attraversasse il mio corpo, vedere tutte quelle persone e la loro carica grazie alla tua musica e’ una cosa meravigliosa. Io credo molto nell’energia e cerco sempre di trasmettere le mie sensazioni al dancefloor attraverso i miei dj set. La musica ha uno spazio molto importante nella mia vita, in quanto e’ stata indispensabile per trovare la forza di rialzarmi e per cercare nuovi stimoli in diversi momenti difficili che ho dovuto attraversare, non smettero’ mai di ringraziarla.”







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